Adattamento, scenografia e regia
Emanuele Santoro
Con
Emanuele Santoro
Caterina Righenzi
Massimiliano Zampetti

Recensioni
"La recitazione è sobria ma d'effetto, Santoro abbandona gigionerie e sottolineature di passate interpretazioni per regalarci un personaggio ingenuo, coerente e profondo nel suo viaggio sognatore in fuga dalla realtàdelle sue notti «in bianco». Accanto a lui, Caterina Righenzi si ritaglia la figura della donna che crede nelle promesse e si nutre di ideali in un misto di fragilità e determinazione adolescenziali. Il racconto si snoda senza indugi e con belle intuizioni registiche, materia sulla quale Santoro da sempre dimostra un'intelligente padronanza." AZIONE


Lo spettacolo
Il giovane sognatore di Dostoevskij vive una vita isolata, avulsa dalla realtà. È senza conoscenti, poiché negli anni non è riuscito a crearsi nessun legame. Gli unici contatti da lui instaurati sono con i palazzi, con le strade. Una notte incontra una ragazza come tante, ma che ai suoi occhi rappresenta la possibilità di prendere finalmente contatto con il mondo reale, un universo ignoto, costellato da tutte le emozioni proprie dei rapporti interpersonali, quali amore e sofferenza, che lui, anima solitaria, non ha mai conosciuto. La ragazza diventa per lui l'essenza preziosa dei suoi sogni diurni, della sua illusione e disillusione. Per la prima volta riesce a stringere un rapporto con un altro essere umano e capisce di aver perso gran parte della sua esistenza fino ad allora, intuisce che fra la sua vita e la realtà esiste un abisso che deve essere riempito. La ragazza apre il suo cuore con il sognatore in un dialogo che dura quattro notti, durante le quali gradualmente appare il sogno di una vita insieme per i due che, incontratisi casualmente, sembrano "riconoscersi". È l'inizio di quattro notti di illusioni, di compassione prima e poi di amore, di folle e innegabile amore.
"Talvolta, in caratteri assetati di attività, di vita immediata, di realtà, ma deboli, femminei, delicati, nasce pian piano quella che si chiama tendenza alla fantasticheria, e l'uomo finisce col diventare non più un uomo, bensì uno strano essere di genere neutro: il sognatore. Cupo e taciturno con il prossimo, sprofondato in sé stesso, ama tutto ciò che è lento, leggero, contemplativo... Ama leggere, ogni sorta di libri, anche seri, specialistici, ma, di solito, dopo la seconda o terza pagina, abbandona la lettura perché già pienamente soddisfatto. La sua fantasia, mobile, leggiadra e volatile, è già risvegliata, l'impressione è già scattata… Oh!, che importanza ha per lui la nostra vita reale? Secondo il suo sguardo corrotto, viviamo con tale pigrizia, fiacchezza, siamo così insoddisfatti del nostro destino, annoiati dalla nostra vita!"
Emanuele Santoro, gennaio 2009.


Le notti bianche
di Fedor Dostoevskij
"Talvolta, in caratteri assetati di attività, di vita immediata, di realtà, ma deboli, femminei, delicati, nasce pian piano quella che si chiama tendenza alla fantasticheria, e l'uomo finisce col diventare non più un uomo, bensì uno strano essere di genere neutro: il sognatore".
e.s.teatro