Adattamento, scenografia
interpretazione e regia
Emanuele Santoro

Recensioni
"Ottimo teatro ticinese. (...) Quello di Santoro è un tracciato narrativo intenso e ipnotico, che contiene tutti i grandi temi esistenziali e critici dell'imponente scrittore russo. L'attore e regista di sé stesso ne fa una lettura fedele e intensa in un monologo dalla notevole forza e maturità teatrale. (...) Pochi cambi di luce e una musica scelta per sottolinearne i passaggi più intimisti, in cui Santoro è molto bravo, dando una prova molto convincente. Un progetto che dimostra un'attenzione alla qualità non indifferente." (Azione).

"(…) La rappresentazione, priva di gestualità (…) è concentrata nell'espressione mimica del volto, dello sguardo e ovviamente della voce. Santoro, senza abbandonarsi a voli retorici, mantiene l'interpretazione nel registro naturale di una confessione, con i suoi accenti di rabbia, di pianto, di disperazione, di autocoscienza, esaltando la parola di Dostoevskij che, con la sua forza icastica, ci fa vedere il mondo evocato per noi". (Giornale del Popolo).



Lo spettacolo
"I sogni sono mossi non dalla ragione, ma dal desiderio, non dalla testa, ma dal cuore. Allora feci questo sogno, il mio sogno del tre novembre! Loro adesso mi prendono in giro dicendo che si è trattato soltanto di un sogno. Ma non è forse lo stesso che si sia trattato di un sogno oppure no, se questo sogno mi ha rivelato la verità?"
Un uomo «ridicolo», indifferente a sé e agli altri, vuole suicidarsi. Si addormenta, sogna di spararsi e di essere sepolto in una bara. Un personaggio misterioso lo porta in un altro pianeta, simile alla terra tranne che per l'animo dei suoi abitanti, puri e innocenti; ma il suo arrivo li contamina, facendogli acquistare tutti i difetti della società da cui proviene. Nel sogno, l'uomo prende coscienza di una verità sepolta nel suo cuore: l'infelicità dell'uomo e la solitudine non sono condizioni naturali, ma cattive conquiste fatte nella storia. E questo viaggio attraverso un'altra dimensione dello spirito cambierà per sempre la sua vita.

Note
Il Sogno di un Uomo Ridicolo è un racconto all'apparenza estremamente pessimista ma che nasconde in realtà una velata speranza totalizzante. Mette in scena un'umanità spiritualmente oppressa che cerca la salvezza individuale e sociale. Testo complesso, affascinante, intimo e brutale. Rappresentazione filosofica e ideologica di ciò che l'uomo è, che è stato, e che potrebbe diventare, in cui chiunque può ritrovare pezzi della propria vita, se non l'essenza stessa del proprio precario essere al mondo.
Uccidersi per restare in eterno. È la ricerca folle di un senso ultimo, è la speranza utopica di una concreta lotta per la riqualificazione di un'umanità annientata dall'odio reciproco, dal rancore, dalla stupidità, proiettata verso la propria inevitabile autodistruzione.
Un viaggio, necessariamente onirico, di un uomo disperato, indifferente a tutto e insensibile alla sua stessa sorte terrena. Nel suo viaggio, il protagonista incontra un'umanità pura e assoluta, che non conosce il male né il dolore, e proprio per questo spaventosa e angosciante, di una bellezza ineccepibile e troppo alta per essere vissuta realmente. Realizza che l'infelicità dell'uomo, la sofferenza, la solitudine, non sono condizioni per lui naturali, ma cattive conquiste fatte nella sua storia. Lui ha capito quale sia la via per la salvezza, per la redenzione, e ha deciso di predicarla, pur cosciente che questa via non è percorribile, che il progetto per la salvezza è irrealizzabile. E questo fa di lui, agli occhi degli altri, un uomo ridicolo.
Emanuele Santoro, marzo 2013.








Il sogno di un
uomo ridicolo
da Fedor Dostoevskij
e.s.teatro
"Io sono un uomo ridicolo. Adesso poi, loro dicono che sono pazzo. Sarebbe un avanzamento di grado, se per loro non rimanessi pur sempre ridicolo come prima."